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Ritagli stampa Concorso 2009
(...) Se la proposta culturale è di qualità, perfino in tempi di crisi la società civile risponde bene. Lo attesta il livello dei patrocinatori, che va dalla Presidenza della Repubblica al locale Conservatorio “Tartini”, passando per la trafila degli enti locali; senza scordare aziende, media partners e privati donatori. Tutti insieme hanno messo in palio un montepremi di 47.000 euro, più varie occasioni di carriera come concerti e registrazioni, non meno allettanti del denaro per giovani musicisti esordienti. In più l’Associazione Chamber Music, motore di tutta la macchina organizzativa sotto la direzione di Fedra Florit, si preoccupa di rinnovare il repertorio, e quest’anno ha commissionato ad Azio Corghi un brano d’obbligo in doppia versione per trio e quartetto. Proprio questo ¿...Aimez-vous B...? fruttava all’australiano Yarra Trio il premio speciale del Rotary Club e i primi applausi del pubblico di ogni età che il 23 maggio gremiva la Sala Tripcovich, in occasione del concerto dei vincitori.
Fremiti materni in platea per le faccine pulite dei russi Shaykin, Saidov e Zemlerub (media 21 anni, ma ne dimostrano meno). Il loro Trio op.67 di Shostakovich, scorciato in due tempi poveri di dramma quanto ricchi di ritmo e contrappunto, fa ben sperare per il futuro. Se ne vanno con lo Young Award offerto dal Conservatorio. Terzo premio al Trio Cervantes, formato dai gemelli Acevedo, spagnoli, e dal pianista russo Kozhukin, biondo e gentile come fanciulla. Con un Trio di Turina (op.76) evocavano languori alla Pelléas e incisivi spunti di danza, ma senza eccessi di folklore iberico. Intrigante la resa dell’op.15 di Fauré, grazie alla quale il Quartetto Avos, italo-nipponico, si porta via il secondo premio (in mancanza del primo, non assegnato), più due premi speciali. Passione interpretativa e agile gioco di polso nella violinista Mirei Yamada, roccioso lavoro di coesione del pianista Mario Montore, e buono l’amalgama complessivo. (...)
(Classic Voice luglio 2009 Carlo Vitali)
(...) Il verdetto, giunto dopo una breve consultazione, sanciva a sorpresa la mancata assegnazione dell’agognato primo premio (...) Spettava però al Trio Cervantes e alla loro applaudita performance coinvolgere i presenti in sala in una suggestiva e soggiogante esperienza di ascolto. (...) sostenuti dal granitico pianismo di Kozhukhin, i fratelli Acevedo si lanciavano tra le note del Trio di Turina con sicurezza ed impeto travolgenti, esaltando della trasparente scrittura del musicista spagnolo la languida sensualità, gli umori cangianti, gli slanci ritmici, i raffinati rubati, le atmosfere mollemente evocatrici di nostalgie crepuscolari. (...) In un clima carico di attesa si attendeva la prova del Quartetto Avos (...) Il frutto più gustoso dell’inappuntabile coagire dei quattro musicisti era la capacità di generare con insolita naturalezza sonorità amalgamatissime, ampie, corpose, piene di canto, in grado di dispiegarsi come vele al vento e di conferire - nella prova finale - una dimensione quasi sinfonica tanto al Quartetto di Schumann quanto a quello di Dvořák. (...) Le nevrosi romantiche venivano ricondotte anche nei movimenti più brillanti (affrontati sempre con sorprendente nitore tecnico e singolare chiarezza espositiva) ad un equilibrio di olimpicità classica e si tingevano di quel garbo d’eloquio donde discende quella malinconia wertheriana, patologica, metafisica, che ha nel concetto di lontananza e del rimembrare la sua causa prima. Un’edizione del Concorso dunque pregevole e ricca, che pur non avendo avuto un vincitore ha suscitato autentiche emozioni. E questa forse è la vittoria più grande...
(Archi Magazine luglio/agosto 2009 Luigi Cioffi)
(...) La giuria dell'undicesima edizione, dedicata al trio e al quartetto, ha avuto un trait d'union con la storia del Trio di Trieste nella persona di Dario De Rosa, sin dal 1933 impareggiabile gentiluomo della tastiera nella formazione triestina. Quest'anno non è stato assegnato il primo premio, anche se il secondo e il terzo sono apparsi, nel concerto finale, di livello elevato. La palma del migliore è andata, su 19 complessi provenienti da 18 paesi, al Quartetto Avos (Italia-Giappone) che ha raggiungo una fusione timbrica e un'intesa interpretativa difficile da riscontrare in complessi giovani. Fa inoltre piacere annotare che ad affermarsi sia stato proprio un quartetto, formazione cameristica non molto coltivata a causa forse di una letteratura piuttosto ristretta, dove però spiccano pagine memorabili: di Fauré, ad esempio, è stata offerta una nitida e composta lettura dell'elegante Quartetto op.15. Il terzo posto è andato al Trio Cervantes (Spagna-Russia) che ha incantato il pubblico con una lettura estroversa del Trio op.76 di J. Turina, brano che forse non brilla per originalità, ma che avvince per le melodie ricche di pathos. (...)
(Amadeus agosto 2009 Stefano Crise)
(...) Alla fine della seconda prova eliminatoria si è presentato l'unico Quartetto rimasto, il Quartetto Avos proveniente da Italia e Giappone. (...) per eseguire di Brahms l'op.25, e da ciò si è stati immediatamente sedotti e trasportati ad un altro livello professionale rispetto ai complessi precedenti. Sul versante della comunicazione il Quartetto è apparso eccellente, come pure sotto l'aspetto dell'omogeneità del suono. Solamente le inflessioni drammatiche apparivano ancora da limare un po' e da arrotondare, in modo che la tensione risulti continua, come ad esempio nel primo movimento. Comunque questa esecuzione brahmsiana è stata davvero affascinante. (...) E il Trio Cervantes? Dunque con Turina op.76 avevano scelto un brano che piaceva loro molto e ne davano una versione davvero convincente. Dopo però, col grandioso Trio op.50 di Tchaikovsky fu chiaro fin dall'inizio che non erano sufficienti le capacità del Trio Cervantes. Carenza di fraseggio naturale e nessuna precisione tra pianoforte e archi. Mancava di maturità il pianista russo (...), proprio lui che nelle prove precedenti dava luce a questo complesso col suo stile eccellente, ma qui l'eleganza discreta degli archi spagnoli non si accordava all'espressione pianistica, creando divergenze sotto vari punti di vista.(...) E infine si è presentato il Quartetto Avos per la prova finale, nel tentativo di convincere la giuria con Schumann e Dvořák. E sì, almeno qui si percepivano per la prima volta nella giornata della finale le intenzioni vere di un complesso, si è sentito che si era lavorato intensamente, anche nei dettagli. Tuttavia l'emozione necessaria in Schumann risultava poco profonda, mancava un po' il coraggio di lasciarla, anche solo una volta, sgorgare, cantare, come la partitura raccomanda. (...). Poi è stata la volta del Quartetto op.87 di Dvořák, l'esecuzione migliore (assieme al Trio di Turina) di tutta la giornata. Ponderato ma vario nella materia sonora, arricchito dal divertimento dei musicisti, perfetto per descrivere la naturalezza del popolare che si manifesta con una continua mobilità della linea musicale.(...)
(Ensemble agosto/settembre 2009 Carsten Dürer, traduzione Gabriele Selvaggio)
(...) Russa è anche l'anima poetica del Trio Cervantes, il pianista Denis Kozhukhin che affianca i gemelli Acevedo, archi eleganti e palpitanti che hanno regalato al Trio op.76 di Turina languori francesi conditi con fuoco ispanico, giustificando pienamente la conquista del terzo premio. Al vertice della graduatoria l'italo-giapponese Quartetto Avos, che oltre al secondo premio si è aggiudicato anche il Premio speciale Amedeo Baldovino per la miglior esecuzione di un'opera di Brahms. La continuità stilistica fra il maestro amburghese e Gabriel Fauré ci ha permesso di ammirare il morbido impasto timbrico e la levigatezza profusi nel Quartetto op.15 del francese, mentre Brahms verrà eseguito stasera al Palazzo del Governo, dove il Quartetto Avos riceverà anche il Premio del pubblico, assegnato da Il Piccolo.
(Il Piccolo maggio 2009 Katia Kralj)
(...) il pubblico, accorso numeroso nel Salone del Palazzo del Governo per riapplaudire il secondo classificato Quartetto Avos, già accolto dalle maggiori simpatie nel referendum e dalla conseguente targa de “Il Piccolo”. Formatosi due anni fa, quindi tolte quelle legate all'esperienza, all'arco dell'Avos non sembrano mancare le frecce. Annovera Diana Bonatesta, la più estroversa del gruppo allo strumento più trattenuto, la viola, Amedeo Cicchese, violoncellista ventenne che compensa una cavata non proprio dilagante con con una straordinaria sensibilità, Mirei Yamada, professionale violinista giapponese da otto anni in Italia, e il pianista Mario Montore, non sempre creativo ma un pilastro. Hanno offerto all'ascolto il brano contemporaneo di Azio Corghi, minischerzo non irrispettoso della rêverie schumanniana, e il Quartetto op.25 di Brahms, adeguandosi alla complessità strutturale del primo movimento, lasciando a desiderare quanto a vaghezza nell'Intermezzo, ma scaldando gli animi fino all'entusiasmo nel Finale alla zingarese. A dimostrazione di spaziare nel repertorio hanno coronato il concerto con ben due fuori programma, tratti da Dvořák e Brotons.
(Il Piccolo maggio 2009 Claudio Gherbitz)
Per la terza volta nella storia del Concorso “Premio Trio di Trieste” non viene assegnato il primo premio. La prestigiosa giuria è dell'idea che il coraggio di tale decisione serve a mantenere alto il nome del Concorso. Quest'affermazione viene ben presto appoggiata dalla lampante bravura dei gruppi esibitisi al Concerto dei premiati, tra i quali alcuni potrebbero piazzarsi sul più alto gradino del podio di un concorso meno rigoroso ed esigente. Questo vale già per The Yarra Trio, impegnato nel pezzo d'obbligo di Azio Corghi...Ancor più avvincente è la maturità, sia tecnica sia interpretativa, che il Trio russo Shaykin-Saidov-Zemlerub sfoggia nel corso di un'acuta e intensa esecuzione dei due movimenti dal Trio in mi minore di Shostakovich. Una finissima trepidazione, icastica e seducente, sorretta da un sinuoso e sensuale virtuosismo, effluisce dalla lettura dedicata dal Trio Cervantes, vincitore del terzo premio, al Trio in si minore di Turina. Ad aggiudicarsi il secondo premio è il Quartetto Avos, che nel Quartetto in do minore di Fauré rivela un'ottima intesa, fluida tecnica, scrupolo fraseologico e grande sensibilità per gli stilemi della scrittura. (...)
(Il Gazzettino maggio 2009 Dejan Bozovic)
(...) Ha chiuso la serata l'esibizione del Quartetto Avos, che ha suonato il celebre Quartetto in do minore di Fauré, e bisogna dire che la loro levatura è subito sembrata di caratura superiore: l'Avos suona con un pregevole insieme ed una grande energia, che si sprigiona dalla somma delle personalità dei suoi membri. (...) Lunedì 25 maggio poi l'Avos ha suonato anche al Palazzo del Governo, eseguendo il brano d'obbligo di Corghi e, in maniera splendida, il Quartetto op.25 di Brahms. L'impressione del concerto in Sala Tripcovich è stata pienamente confermata: l'Avos rende viva ogni pagina che suona ed è impossibile annoiarsi ascoltandoli. Così ha pensato anche il numeroso pubblico che li ha a lungo applauditi ed il Quartetto ha concesso due bei bis: l'ultimo movimento dell'op.87 di Dvořák e l'ultimo movimento del Quartetto del compositore catalano contemporaneo Salvador Brotons.
(Vita Nuova maggio 2009 Alberto Godas)
Ritagli stampa Concorso 2007
L’edizione 2007 del Concorso internazionale Premio Trio di Trieste passa agli archivi iscrivendo un altro entusiasmante complesso nell’albo d’oro. E’ un trio israeliano che porta l’insegna “Mondrian”. (...) Questo Trio Mondrian vincitore non è una promessa, è una certezza composto com’è da trentenni coagulati dopo esperienze solistiche di rilievo in vari continenti. La violoncellista è stata premiata qui quattro anni fa con un Trio berlinese, il pianista è laureato al “Rubinstein”. A lui si deve l’insegna: ”Strettissimi sono i legami tra pittura e musica spiego e Piet Mondrian ha sempre perseguito l’equilibrio quale sola virtù in grado di riscattare l’uomo moralmente e socialmente”.
(...) Molto applauditi, ascoltati con grande attenzione dal pubblico cui stavolta è stato delegato un voto di gradimento, tutti in grado di tenere il podio e di riscuotere ammirazione, a partire dal Trio op.8 di Shostakovich, un po’ edulcorato ma attendibile, offerto dal terzo classificato Trio francese Vitaud-Dieudegard-Boutin, dallo Szymanovski non proprio da duo ma in grado di far rifulgere l’archetto della Sugimura nel Duo Ohno-Sugimura, secondo classificato (e vincitore della Targa del Piccolo), con le giapponesine Natsumi e Kana, per chiudere con il Trio in do maggiore di Brahms, che il gruppo primo classificato riproporrà lunedì nel concerto a lui riservato al Palazzo del Governo.
(Il Piccolo - maggio 2007 - Claudio Gherbitz)
Il Trio Mondrian: concerto da premio! (...) ad appena quarantotto ore dal verdetto, nel Salone del Palazzo del Governo di Trieste, il Trio Mondrian ha confermato la sua eccellenza rinnovando il plauso. (...) A legare il complesso in un vero trio è il talento intuitivo dei tre musicisti israeliani, la cui anima è il pianista Ben-Ari, quasi provocatore nell’articolare le contrapposizioni, ed al quale rispondono adeguatamente con atteggiamento sempre improntato a creatività lo svettante violino di Bard e l’emozionante, caldo timbro della violoncellista Karni. Procedono per impulsi progressivi e come su un filo di alta tensione, così che le oasi liriche incantano maggiormente, vedi l’Andante o la parte centrale dello Scherzo di Brahms, vedi il tragico incedere della raveliana Passacaglia. E’ un trio pronto al grande salto ed in grado di reggere qualsiasi confronto.
(Il Piccolo - maggio 2007 - Claudio Gherbitz)
Il Brahms dell’op.87 ha coronato l’edizione del decennale del Premio Trio di Trieste: un’edizione davvero di lusso, il cui esito è parso ineccepibile a quanti hanno assistito al concerto dei premiati. Ad avvallare il giudizio con un’esecuzione pressoché perfetta nell’equilibrio e nell’introspezione della lettura è stato il Trio Mondrian. Sarebbe bastato questo Brahms per confortare l’unanimità di giudizio: Ohad Ben-Ari (pianoforte), Daniel Bard (violino), Hila Karni (violoncello) sono un corpo solo, un solo respiro musicale, un’identità insomma (come dovrebbero essere tutte le formazioni da camera di eccellenza). Suonano con una qualità di suono e una analitica bellezza di fraseggio, come un complesso non agli esordi, ma in piena esperienza professionale.
(Musica - luglio 2007 - Gianni Gori)
Con il trionfo del Trio Mondrian, si è conclusa la decima edizione del Premio Trio di Trieste. (...) Poco più che trentenni, i vincitori propongono una lettura dell’op.87 di Brahms nettamente in stacco dalle altre sentite nel corso della serata per un impeccabile senso dell’equilibrio. Esso infatti domina sia le dinamiche interne dell’insieme che la totalità del suo rapporto con la partitura, da cui emerge una matura e raffinata passionalità, la quale non scintilla in superficie, ma vibra nella profondità di una costruzione narrativa, monolitica nella sua compattezza, iridescente nelle sottili sfumature.
(Il Gazzettino - maggio 2007 - Dejan Bozovic)
Il violoncello è femmina: sarà un caso ma nei tre trii premiati alla decima edizione del Concorso Premio Trio di Trieste lo strumento dalla voce umana era sempre affidato ad una bella figliola (...) . Agli israeliani del Trio Mondrian sono andati i 20 mila euro del primo premio, il Premio Speciale Baldovino e lo Young Award: un primo premio strameritato, l’altra sera in Sala Tripcovich, nell’ottima camera acustica di Suono Vivo, con un’esecuzione solida, compatta, oseremmo dire quadrata pensando al pittore olandese di cui portano il nome, dell’op.87 di Brahms. (...) il Mondrian ha sfoggiato un assieme omogeneo quasi perfetto: impossibile quindi scindere i meriti di questi tre giovani poco più che trentenni, i quali hanno avuto diverse, singole, esperienze europee e americane prima di riapprodare a Tel Aviv e di formare questo complesso che certamente li porterà lontano.(...). Ma la serata ha offerto anche una primadonna al violino, la giapponese Kana Sugimura, alle prese con le Variazioni di Szymanovski su tre Capricci di Paganini, energica e sicura (l’unica a suonare a memoria) rossofasciata e scatenata sullo strumento, con la collega Natsumi Ohno alla tastiera, inevitabilmente predestinata a seguirla: per loro il secondo premio.
(Messaggero Veneto - maggio 2007 - Danilo Soli)
(...) Gran finale, naturalmente, con i vincitori, l’israeliano Trio Mondrian. Brillantissima la loro interpretazione del celebre Trio op.87 di Brahms, uno dei brani più importanti del repertorio cameristico: molto elevata la tecnica, l’espressività, il gusto musicale ma soprattutto la fusione interna del gruppo. Oltre a ciò il Trio ha veramente emozionato il numeroso pubblico presente con un’esecuzione trascinante che ha suscitato numerosi applausi. Si conferma così l’elevato livello di questo Concorso, che anzi aumenta ad ogni edizione.
(Vita Nuova - giugno 2007 - Alberto Godas)
Per il Premio Trio di Trieste, giunto alla sua decima edizione, un’annata memorabile; lo è stata per quantità dei concorrenti (111 musicisti giunti da 22 paesi del mondo), per stellari presenze in giuria (Marcello Abbado, Natalija Gutman e Dario De Rosa, uscito dal suo storico riserbo di presidente non votante), per qualità dei vincitori. Pioggia di riconoscimenti sul Trio israeliano Mondrian, presentatosi al concerto dei premiati con una lettura impeccabile dell’op. 87 di Brahms. Forza, calore, misura caratterizzano questi trentenni da poco stabilitisi a Tel Aviv dopo anni d’apprendistato in giro per il mondo. La violoncellista Hila Karni, già vincitrice nel 2003 del terzo premio con altri soci sotto l’etichetta di Esart Trio Berlin, questa volta ha fatto centro pieno. Simile a un arcangelo di Piero della Francesca, dirige con occhiate di fuoco i suoi nuovi compagni: il riccioluto Daniel Bard al violino e il pianista Ohad Ben-Ari, cospicuo per cranio rasato e abbondanza di monili metallici. Ma se il look è eterogeneo, il respiro collettivo della loro frase si dilata a grandiosi effetti sinfonici come raramente è dato udire: un’unica voce impreziosita da sottili sfumature timbriche, un miracolo che ha messo il ombra tutti i pur distinti rivali.
(Amadeus - agosto 2007 - Carlo Vitali)
(...) Il responso non si è fatto attendere, sancendo il trionfo del Trio Mondrian. (...) Spettava al Mondrian fare il pieno di premi, ottenendo oltre al meritatissimo Premio Trio di Trieste, anche quello dedicato alla memoria di Amedeo Baldovino per la miglior esecuzione di un’opera di Brahms e lo Young Award, conferito da una giuria di allievi del Conservatorio di Trieste.
Non c’era nome più appropriato che questa formazione potesse attribuirsi. Il gruppo mostrava di aver tratto la necessaria ispirazione da chi aveva basato la propria arte su un sapiente equilibrio di forme, linee e colori. Sia nell’esecuzione del Trio op.90 di Dvořák che in quella del celeberrimo Trio di Ravel ascoltati da noi nella prova finale - la perfetta coesione tra i tre musicisti, l’esibizione di una tecnica lucida e cristallina inquadrata in un discorso logico di assoluta precisione, il riuscitissimo connubio di emozione e ragione, ricordano il rigore e la dimensione scientifica della pittura di Mondrian con tutte le sue esattissime “proporzioni” metriche e la perfezione quasi geometrica delle linee che dividono lo spazio. C’era però anche qualcos’altro: una fascinosa raffinatezza espressiva capace ora di sonorità di apollineo incanto, ora di oscillanti “accelerazioni dinamiche”. Sopra il tutto uno struggimento di sapore quasi amaro, a tratti profondamente malinconico, che nel lavoro di Dvořák velava persino i passi danzanti d’ispirazione popolaresca. A salutare la performance del Trio Mondrian uno spontaneo, caloroso e commosso applauso del pubblico presente in sala.
(Archi Magazine - luglio 2007 - Luigi Cioffi)
Ritagli stampa Concorso 2005
"Della popolarità di cui la musica cameristica gode tuttora in questo lembo estremo d’Italia, quadrivio di lingue,etnie e tradizioni, è testimone il pubblico di ogni età che il 21 maggio gremiva la Sala Tripcovich di Trieste in occasione del Concerto dei premiati. Dopo la fresca apertura offerta dal Duo ucraino di violoncello e piano Kolescnitschenko-Bobovich con la Sonata in re minore di Debussy e dai loro omologhi franco-brasiliani Steinbach-Martigné nell’op. 102 n.2 di Beethoven, fu la volta dei terzi classificati: il David Trio con Claudio Trovajoli al pianoforte, Daniele Pascoletti al violino e Giovanni Gnocchi al violoncello. Il loro Trio brahmsiano op.8, riboccante di gesti strumentali cantabili e generosi, di squarci danzanti fra inquieti richiami di corni virtuali, fu applaudito da un uditorio dubbioso di poter sentire di meglio dopo l’intervallo. Fu invece un succedersi di sorprese, pur nel variare di stili e repertorio. Il Trio Novalis, francese a dispetto del nome,valorizzò con energica fusione gli asciutti frammenti politonali di un Martinů anni Trenta; i tedeschi dello Julius Stern Trio, secondo ex-aequo coi transalpini, passarono dalle rarefazioni estatiche del pezzo d’obbligo di Fabio Nieder all’impeto umoristico neobarocco e quasi tzigano dell’op.67 di Shostakovich, dove il violoncellista Tobias Bloos riportò serie lesioni ai crini dell’archetto. Trionfo conclusivo per i numeri uno: il capelluto violista Junichiro Murakami e la sua gentile partner Haruka Moritada (in arte Duo Giun-Haruka). Il loro Vieuxtemps op.36 suonava puro, aristocratico e concettoso, forse oltre il merito della pagina scritta."
(Amadeus, agosto 2005, Carlo Vitali)
"(...) L’omogeneo, alto, livello cameristico non è stato tuttavia segno di una scarsa valorizzazione delle specificità dei singoli gruppi: alcuni dei massimi riconoscimenti sono stati infatti conferiti ad esecutori dalla spiccata individualità, come nel caso del Duo giapponese Giun-Haruka, vincitore del primo premio. Fusione e trasparenza sono i termini adatti a descrivere l’interpretazione della Sonata op.36 di Vieuxtemps offerta dal Duo Giun-Haruka: sull’esecuzione pianistica precisa e timbricamente controllata di Moritada, la viola di Murakami scolpiva un canto di intensità soffusa, pervaso da un vibrato che, occasionalmente, dava la sensazione di un trillo. Il risultato forniva alla partitura una sorta di pensosa grazia onirica: un tipo di lettura inusuale, sintomo di una già avanzata maturità interpretativa. (...) Decisamente entusiasmante la straordinaria esecuzione dei primi due movimenti dell’op.8 di Brahms ad opera dell’italiano David Trio, che ha ottenuto il terzo premio e il Premio Speciale Amedeo Baldovino. Unendo ad una cantabilità spiegata e pura una costante intensità d’esecuzione, il David Trio riusciva ad ottenere una fusione timbrica d’eccezione."
(Musica, luglio 2005, Marco Bellano)
"(...) La fumata bianca ha arriso alla nona edizione del Premio Trio di Trieste, e la soddisfazione è palese in tutti (...). La rapidità e l’unanimità del verdetto depongono a favore dell’assegnatario, il duo viola e pianoforte composta da J.M. e H.M., la prima volta del Giappone nella competizione triestina. Hanno tratto la propria insegna "Duo Giun-Haruka" dai prenomi. La pianista è minuta, porcellanata, decisa e pungente alla tastiera, ma il fenomeno è lui: imponente, capellone, impeccabile strumentalmente quanto dotato di comunicativa. Ha iniziato a studiare il violino a 12 anni, di sua volontà perché nessuno in famiglia pratica la musica, e di recente, per accedere alla ribalta internazionale ha scelto, assieme alla partner incontrata a Tokyo, di stabilirsi a Firenze. Sulla viola si è indirizzato a vent’anni e con essa sembra fare un tutt’uno: ne ricava una liricità suadente e, confutandone tutti i luoghi comuni, anche brillanti virtuosismi. A conclusione della parata alla Sala Tripcovich si è meritato incondizionata ammirazione, evitando le insidie del banale nella Sonata di Vieuxtemps. Stasera, di scena al Teatro Nuovo di Udine, con pagine anche di Schubert, Hindemith e Schumann, il Duo Giun-Haruka riuscirà ancor più persuasivo.
Breve la cerimonia che ha aperto la serata, ma poderosa la rassegna dei premiati, (...) tutti di altissimo livello, dall’Ucraina, Italia, Francia e Germania."
(Il Piccolo, 23 maggio 2005, Claudio Gherbitz)
"(...) Il terzo premio è andato al David Trio, che grazie alla miglior esecuzione di un’opera brahmsiana si è meritato anche il Premio Speciale Amedeo Baldovino, la cui maturità tecnica ed espressiva, intesa artistica e maturità musicale ci ha fatto pensare quanto di più potranno offrire i meglio classificati. La risposta arriva subito, con il vincitore ex-aequo del secondo premio, il Trio Novalis che propone una splendida lettura dei 5 Pièces brèves di Martinů, in cui oltre a palesare impeccabilmente le virtù già nominate, materializza compiutamente il senso del suonare insieme. I francesi hanno diviso il premio con lo Julius Stern Trio, musicisti tedeschi che hanno inoltre ottenuto il Premio Royary Club Trieste Nord per la miglior prestazione nel brano d’obbligo scritto appositamente da Fabio Nieder, si dimostrano tecnicamente brillanti, acuti e scrupolosi interpreti dell’op.67 di Shostakovich; però il suono degli archi risulta meno accattivante rispetto agli altri vincitori. (...) Seppur scegliendo per il concerto finale una Sonata di Vieuxtemps priva di particolari attrattive, il Duo Giun-Haruka (pianoforte e viola, giapponese), grazie ad una superba esecuzione architettata sull’integrale fusione delle due narrazioni, limpidissime, di bravura appassionante, con chiarezza cristallina si conferma il meritatissimo vincitore della nona edizione del rinomato Concorso."
(Il Gazzettino, 23 maggio 2005, Dejan Bozovic)
"Anche quest’anno il prestigioso Premio Trio di Trieste, fiore all’occhiello della nostra Regione, ha assegnato i suoi riconoscimenti. Vincitore un duo giapponese che senza dubbio farà parlare di sè. Non tanto per la tecnica esecutiva sicuramente ottima né per l’acutezza interpretativa decisamente spiccata quanto per la capacità estremamente rara di sentire e, dunque, esprimere la musica con la dolcezza e il candore di una poesia molto cara, recitata con devozione. Sul palco del Teatro Nuovo di Udine, Haruka Moritada al pianoforte e Junichiro Murakami alla viola hanno incantato per la straordinaria leggerezza e serenità con cui sono riusciti ad interpretare alcune pagine musicali di grande suggestione. Una poeticità come ha ben sintetizzato la direttrice artistica del Premio, Fedra Florit che riconcilia con la musica e la vita. Un modo d’intendere l’arte che si è espresso anche attraverso l’ottimo affiatamento del duo, letteralmente complice nel fraseggio e negli ampi respiri dell’Arpeggione di Schubert, eseguito con tocco morbido e vellutato dal pianoforte e con buona dose di plasticità sonora da una viola ricca di armonici. L’acutezza interpretativa è poi emersa prepotentemente nella bellissima Sonata op.11 n.4 di Hindemith. Al rigore dell’imponente costruzione architettonica ha fatto da contro altare la duttilità della viola (...). Intensa, volutamente calcata in alcuni tratti, la lettura offertane, ipnotica nell’esposizione dell’accattivante melodia riproposta in forma variata. Lirica e appassionata nei suoi disegni drammatici, l’esecuzione dei Märchenbilder di Schumann, di cui ha piacevolmente sorpreso la poeticità, mista a malinconia e compostezza, dell’interpretazione del Langsam finale. A chiudere la serata, la Sonata op.36 di Vieuxtemps, proposta con piglio sicuro e fluente."
(Il Messaggero Veneto, 27 maggio 2005, Mariateresa Bazzaro)
Ritagli stampa Concorso 2003
"Il Concorso Premio Trio di Trieste, lanciato nel ’96 con passione e competenza da Fedra Florit in un settore piuttosto elitario, quello della musica da camera, ha preso il largo e si è conquistato una posizione di prestigio assoluto. Il merito va alla consistenza dei premi ed alla correttezza messa in campo dalle commissioni giudicatrici, qui sempre rotanti; bisogna guardarsi da quelle manifestazioni che espongono giurati inamovibili (...). Se stavolta non è stato assegnato il primo premio (...) è stata solo una questione aritmetica e pochi centesimi di punto hanno stabilito due secondi premi ex aequo. Ma che il livello sia stato altissimo, il pubblico l’ha potuto dedurre dall’applauditissima esibizione dei premiati nella serata conclusiva al Teatro Verdi. Poche parole sensate di Dario De Rosa, un’introduzione garbata di Maria Giovanna Elmi e la musica ha iniziato dall’ungherese Duo Ro-Ma, dal Trio Esart di Berlino, per soddisfare ogni curiosità allapice con i Duo Brakhman-Grihin e Asuka-Yuko.
Se le due eleganti giapponesine, che studiano insieme e vivono a Parigi da quattro anni, hanno messo in campo con la Fantasia di Schubert una sensibilità e una fantasia straordinarie, con lo Schumann dei Märchenbilder hanno impressionato i russi: Grishin giovanottone biondo e già viola di punta della Kremerata Baltica e Brakhman, pianista insigne e Premio Ciani nel ’99."
(Il Piccolo di Trieste, 26 maggio 2003, Claudio Gherbitz)
"(...) The young Japanese ladies the Duo Asuka-Yuko - performed their Schubert showpiece, the great Fantasia in C major, with authority and unrelenting attention to detail, with the more experienced Sasaki Yuko, the pianist, taking the lead throughout; the third movement Andantino and the closing Allegretto were particularly refined. In Schumann's Märchenbilder ("Fairy-Tale Pictures"), the other second prize winners, the Duo Brakhman-Grishin, were remarkable for their uninhibited embrace of the Biedermeier aspect of the composer's ostensibly innocent stories. Especially in the outer movements, violist Danil Grishin's performance belied, both visually and musically, the "melancholy expression" stipulated by Schumann in his captions. He and pianist Evgheny Brakhman took obvious joy in their music-making, and their playing in the fast central movements was flawlessly integrated. (...). If there had been an audience prize, it surely would have gone to the Esart Trio Berlin. This ensemble's traditional reading of Beethoven's Trio in E-flat display a blend of subtlety, accuracy and vigor, most impressively in the theme-and-variations Allegretto, whose deceptively folk-like simplicity often leads inexperienced performers into mannerism. They went away with a well-deserved third prize, while the Duo Ro-Ma from Hungary (whose name, while clearly a conflation of Ditta Rohmann's and Emese Mali's last names, may also allude to their country's tradition of Gypsy music) collected two special sponsors' awards. Their Bartók Rhapsody abounded in rhythmic intricacies and sudden melodic flares; there was, however, a certain crudeness in sound production, which may have been a deliberate choice or, to some extent, due to emotion. The latter is quite understandable if one considers their youth: the pair's combined age is barely 43."
(www.andante.com, 28 maggio 2003, Carlo Vitali).
"Con il Concerto dei Premiati ha chiuso i battenti al Teatro "Giovanni da Udine" di Udine il Premio Trio di Trieste 2003, giunto alla sua ottava edizione. (...) La giuria ha assegnato all’unanimità il secondo premio ex aequo al Duo Brakhman-Grishin (Russia) e al Duo Asuka-Yuko (Giappone). Primo a calcare il palcoscenico udinese il Duo russo che ha eseguito con eccellente intesa e vivo senso del colore Märchenbilder di Schumann, cogliendone i momenti di lirismo sognante e nostalgico, così come quelli ardenti e appassionati, e poi la Sonata op.11 n.4 di Hindemith, capolavoro raffinatissimo nella sua intensa espressione e nel suo impegnativo stile idiomatico (...), pagina dipanata con maestria e presenza dal Duo, che ne ha ben messo in luce la poesia e il virtuosismo, concedendo al termine un bis con Schumann. Si sono esibite quindi le cameriste giapponesi, alle quali è andato anche il Premio Speciale Amedeo Baldovino. Le interpreti hanno conquistato il pubblico con unottima lettura della Sonata op.12 n.3 di Beethoven, di cui hanno colto tutto il pathos: affiatato il periodare ed eccellente la cura agogica e dinamica nei tre movimenti. Poi la sognante e romantica Fantasia in do maggiore di Schubert, eseguita con straordinaria freschezza e con ricca e sfumata tavolozza intensiva."
(Messaggero Veneto, 2 giugno 2003, Renato della Torre)
"(...) il pubblico generalmente al concerto finale con la temperatura dell’applauso prova a stilare una propria graduatoria virtuale. Salvo concludere doverosamente che nel caso del Concorso triestino sotto il segno storico del glorioso Trio, il giudizio ufficiale è sempre ineccepibile, confortato com’è da una giuria di superiore autorevolezza. Del resto il Concorso, sostenuto da un’organizzazione impeccabile, ha per sua stessa vocazione istituzionale obiettivi diversi dall’individualismo tipico di ogni altra competizione. L’obiettivo è l’identità di gruppo nello spirito della civiltà cameristica di cui proprio il Trio di Trieste ha disegnato per mezzo secolo uno dei profili più alti.
Questa ottava edizione del concorso non ha assegnato il primo premio, ma ha portato in finale una mezza dozzina di formazioni, tre delle quali almeno pronte per entrare nei circuiti concertistici più prestigiosi. Pronte, o quasi, visto che la commissione qualche margine di perfezionamento e di ulteriore maturità deve aver pur ravvisato in tutte e tre, se ha voluto che restasse vuoto il gradino più alto del podio. NellEsart Trio Berlin, cui è andato il terzo premio, il margine è forse dalla parte della violinista Nurit Stark per una certa lieve intemperanza di suono emersa nel Finale dellop.70 n.2 di Beethoven. Ma che corrispondenza damorosi sensi nel trio berlinese! Uneleganza colloquiale che esalta linvenzione speculare del discorso beethoveniano e la freschezza dei tre musicisti: la stessa Stark, Cédric Pescia (pianista dal tocco delizioso e dalla finissima articolazione dinamica), Hila Karni (violoncellista di grandi qualità).
Il secondo premio se lo son divisi un Duo russo e un Duo giapponese. E autentica oreficeria strumentale quella distillata dal violino di Asuka Sezaki e dal pianoforte di Yuko Sasaki nella Fantasia op.159 di Schubert (bellissima la liquida fluidità timbrica dell’incipit) e incantevole è il tema del Lied. A tanto fiorito preziosismo manca solo quell’estro febbrile che può dar senso alla brillantezza "di bravura" in questo irrisolto trionfo della variazione. Sicché nel virtuosismo dell’elegantissimo Duo giapponese s’insinua, alla distanza un’aurea uniformità che finisce per vanificare il concetto stesso di Fantasia.
Si respira invece poesia autentica con il Duo russo di Evgheny Brakhman (pianoforte) e Danil Grishin (viola). Sì, proprio una viola voce elegiaca e crepuscolare par excellence si deve lemozione della fantasia nei Märchenbilder di Schumann. Immerso nell’arioso pianismo schumanniano di Brakhman, il cantabile di una viola dalla tinta vellutata, dal fraseggio affascinante, si addentra trepido in un sorprendente microcosmo lirico. Forse mancherà qualcosa per il primo premio, ma è quanto basta per entrare nella stanza esclusiva dove si fa "musica insieme" con lo spirito antico del Trio di Trieste." (Musica, luglio-agosto 2003, Gianni Gori)
"Saranno famosi? C’è da scommetterlo, anche se quest’anno il magico primo premio (che tanta fortuna ha portato ai vincitori delle passate edizioni) non è stato assegnato. (...). Il concerto finale ha comunque laureato quattro eccellenti ensembles giovanili. Forse più apprezzato dal pubblico che non dalla giuria lEsart Trio Berlin, composto da due ragazzone israeliane e un pianista svizzero, ha dato prova nella beethoveniana op.70 n.2 di duttilità, vigore e pulizia (anche nel lirico Allegretto variato, di semplicità ingannevole). Sontuosi i Märchenbilder di Schumann sotto la viola di Danil Grishin, un orso sornione che maramaldeggia con la tecnica insinuando godibili sfumature di humour; Evgheny Brakhman lo accompagna alla pari sul pianoforte, bordeggiando fra Disney e Prokofev. Su di loro il duo nipponico delle signore Asuka e Yuko non riesce a prevalere per accattivante musicalità, ma si fa ammirare con uno Schubert (Fantasia D 934) teso e levigato, a tratti potente. Con Russi e Giapponesi alla pari, i Premi Speciali legati allIniziativa Centro-Europea e al Rotary Club Trieste Nord - al Duo ungherese Ro-Ma (la Prima Rapsodia di Bartók è il loro cavallo di battaglia) coronano la festa del camerismo in quella Trieste dove nel 1933 era forse cosa normale che tre ragazzini dodicenni trascorressero il pomeriggio a provare il Trio dellArciduca.(...). Non a caso la filosofia del Premio esige "formazioni stabili, lettura attenta della partitura, fusione tra pianoforte e archi, nettezza di fraseggio e determinatezza critica e autocritica, tali da affinare i risultati nel tempo"; valori insieme tecnici e morali in cui il Trio di Trieste ha voluto condensare l’essenza del proprio lascito alle generazioni future."
(Amadeus, agosto 2003, Carlo Vitali)
Ritagli stampa Concorso 2002
"Ogni concorso musicale s’identifica con il detentore dell’alloro supremo e a fronte di ciò ogni altra considerazione passa spesso in secondo piano. Anche ascoltando i premiati, un ascolto ridotto rispetto a quello ampio ed approfondito imposto dal regolamento alla giuria internazionale, si evince che il Premio Trio di Trieste 2002 è in buone mani. Per la passerella finale il complesso vincitore, il Tal Trio, ha offerto una pagina beethoveniana, la prima del catalogo d’opus, il Trio in mi bemolle maggiore, ma ne ha dovuto bissare a furor d’applausi il "Presto" finale. Si ha un bel raccomandare di non soffermarsi sui singoli apporti, ma ha colpito lo scintillante pianismo della Keiserman, autentico coagulo dell’assieme, comunque realizzato con un vero spirito d’assieme e dosaggio dei rapporti interni. Il Tal Trio si è costituito all’Accademia di Tel Aviv, dove ha completato gli studi qualche anno fa; la pianista è di origine moldava, la famiglia del violoncellista proviene dal Baltico. In ebraico Tal significa rugiada ed invero è proprio un senso di freschezza che i tre fanno avvertire, la perfezione del dettaglio essendo del tutto superata da un modo di porgere il fraseggio che sembra nascere sul momento, quasi improvvisato.
E’ consuetudine spietata sorvolare sul resto, ma la serata conclusiva, variamente e piacevolmente articolata, ha rivelato molte esecuzioni degne di ben figurare nella sale da concerto più accreditate: dal Trio con Brio in Dvořák, al Duo Rino in Mozart, rispettivamente secondo e terzo premio, ai segnalati Duo Mainolfi-Zappa e Duo Gorczyca-Kwiatkowski."
(Il Piccolo di Trieste, 28/5/2002, Claudio Gherbitz)
"La vittoria dell’edizione 2002 è andata al Tal Trio, giovane ensemble israeliano. Particolarmente apprezzata, e determinante per il verdetto, è stata la loro fantasia esecutiva, la varietà timbrica e, soprattutto, la grande fusione dei timbri che il Trio ha costantemente esibito, facendo apprezzare il fraseggio e il gioco delle parti. La giuria internazionale non ha avuto dubbi e, all’unanimità, ha premiato la formazione israeliana. La prestazione è stata così commentata da Dario De Rosa, come di consueto presidente non votante della Giuria: "Tutte le prove eliminatorie del Tal Trio hanno evidenziato, pur nell’alto livello che ha caratterizzato i concorrenti, una qualità ben distinta, una cura dei particolari e un’attenzione all’elemento caratterizzante delle partiture non comune. Come non comune è la qualità dell’assieme e del suono del Tal Trio, che si basa e si fonde sul pianismo luminoso della Keiserman. Hanno suonato Mozart, Mendelssohn, Beethoven, Schubert e Schnittke come meglio non si può desiderare". (...)
Calorose ovazioni per il Tal Trio, che nelle serate successive al Concerto del Premiati a Trieste, ossia al Teatro Nuovo di Udine e all’Auditorium di Gorizia ha eseguito il Trio op.1 n.1 di Beethoven, il Trio di Schnittke e l’op.99 di Schubert. Una gradita anteprima dell’imminente prima tournée in Italia, prevista per ottobre, quando inizierà la programmazione dei concerti legati alla vittoria del Premio Trio di Trieste 2002."
(Suonare News, luglio-agosto, Roberto Calabretto)
"Fedra Florit regge impeccabilmente le sorti artistiche e organizzative del Concorso che, giunto alla sua settima edizione, ha registrato più di una ventina di partecipanti effettivi nelle varie categorie, dal duo al quartetto con pianoforte. Per una intensa settimana di musica davanti al tavolo c’era una giuria di lusso, presieduta da Dario De Rosa (...). Del livello artistico fanno fede i risultati emersi nel concerto di premiazione fin dai premi speciali, in margine ai riconoscimenti maggiori. E’ il caso del Duo Mainolfi-Zappa (Premio speciale Rotary Club Nord) con la Sonata n.1 di Alfred Schnittke. Dev’essere piaciuta in particolare a Maria Kliegel (presente nella Giuria 2002) che di Schnittke è interprete somma, ma hanno certo impressionato tutti la tenuta, l’intensità visionaria, la ricchezza fonica, specie nel nucleo rovente della danza macabre centrale, del Duo italo-elvetico. Giapponese il Duo Rino, che si è meritato il terzo premio, avvalorato nella serata finale da un Mozart di omogeneità, qualità e spessore ammirevoli. (...) A un complesso multietnico pianista scandinavo, archi sudcoreani - con un nome curioso, Trio con brio, è andato il secondo premio. Nella serata della premiazione hanno eseguito l’ampio primo movimento dell’op.65 di Dvořák, con respiro strumentale affascinante. E’ un Trio che ha tutte le chances per percorrere con sontuosità e comunicativa il grande repertorio, da Schubert a Shostakovich.
Infine il primo premio. E qui occorrerà dire come la sorpresa, la "marcia in più", ma è meglio dire il dono della grazia che ha fatto balzare al vertice questo straordinario Trio israeliano, sia proprio il segreto di ogni grande formazione da camera: la capacità di trascendere il travaglio dello studio, la ricerca della perfezione in una fantasia emozionale che sembra nascere ed espandersi come in un palpitante "improvviso". Di qui la stupefacente bellezza del Trio in mi bemolle maggiore op.1 n.1 di Beethoven, resa con trasparenza cristallina e ricchezza di fraseggio semplicemente vertiginose. Tali da entusiasmare il pubblico. Ma credo che la giuria stessa, in sede di concorso, abbia fatto qualche sforzo per mantenere l’aplomb professionale davanti al Tal Trio: questa la formazione - della splendida pianista Anna Keiserman, del violinista Gregory Ahss, del violoncellista Zvi Orlianski - alla quale è andato l’onore del podio più alto al settimo Premio Trio di Trieste."
(Musica, luglio-agosto, Gianni Gori)
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