Cinque frammenti lirici
brani d'obbligo concorso 2007

Dopo un decennio di ricerche e studi su polistilismo, simbologia intervallare, citazionismo, teorie compositive d’area eurocolta e non, ho evoluto il mio linguaggio musicale (per esigenze espressive, lontano da “mode” e tecnicismi) verso l’essenzialità gestuale e la cura del dettaglio armonico e melodico. I Cinque frammenti lirici sono realizzati grazie all’ultima mia teoria compositiva: l’Armonia Orbitale. Si tratta di una profonda e radicale elaborazione dell’Armonia di gravitazione del compositore Roberto Lupi (1908-1971), sviluppata nell’ambito di una mia recente volontà di ricerca e recupero di opere teoriche di autori italiani storicamente isolati. Il mio primo grande lavoro che vede compiutamente utilizzata tale teoria è l’oratorio sacro Resurrexi (2006) per voce recitante cinque solisti, doppio coro di voci bianche, coro misto e orchestra sinfonica. La caratteristica principale di questo nuovo sistema compositivo è quella di fornire un’armonia luminosa e naturale, ricca e cangiante quanto la stessa tonalità ma priva degli ormai usurati rapporti cadenzali. Le cadenze funzionali vengono, infatti, sostituite da princìpi di affinità armonica e di “gravitazione” attrattiva intorno a un polo generatore. Con una fluidità del tutto particolare, le armonie orbitano e si modificano in continua espansione e ascensione.

I Cinque frammenti lirici hanno un carattere intimo e narrativo: l’esilio, la morte simbolica dell’anima, l’invocazione per la salvezza, la consapevolezza della rinascita, l’affetto.

I - Homesikness (per violino e pianoforte), titolo dalla lunga tradizione romantica, nasce su un tema nostalgico proposto dal pianoforte e reiterato, con variazione nella sezione centrale, sino alla fine. È lo straziante allontanamento dal proprio mondo esteriore, dai propri cari.

II - Flor de luz (per viola e pianoforte), è ispirato all’omonima poesia di Ruben Dario (1867-1916):

Flor de luz
Apareció mi alma come de la corola
de un lirio. Ella sabía estar desnuda y sola.
Sola, como en el agua, o en el viento. Ligera,
transparente, sutil, maravillosa. Era
como una divina flor de luz, o un divino
pájaro que en el aire acaba de nacer.
No sabía ni oir, ni ver, ni comprender;
y aún no sabía adónde iba,
ni lo que era materia aquí abajo, ni arriba...

Fiore di luce
Si levò la mia anima come dalla corolla
di un giglio. Sapeva restare nuda e sola.
Sola, come nell'acqua o nel vento. Leggera,
trasparente, sottile, meravigliosa. Era
quasi un divino fiore di luce, o un divino
uccello che nell'aria appare all'improvviso.
Non sapeva ascoltare, comprendere, vedere;
non sapeva ove andava,
né qual ch'era materia qua in basso, lassù in alto...

È un brano fatto di luce violenta e smarrita che, tanto fragilmente si può spegnere quanto abbagliante, in un istante, si riaccende.

III - De profundis (per violoncello e pianoforte), trae indiretto spunto dall’omonimo Salmo gregoriano (129.):

Non ci sono riferimenti tematici precisi al salmo, se non alcuni profili melodici per gradi congiunti. Si tratta, comunque, di un canto funebre per l’anima liberatasi in Flor de luz, una sentita invocazione per la sua salvezza, a tratti violenta e disperata...

IV - Pathèmata mathèmata (per violino, violoncello e pianoforte), antico motto della sapienza greca: “il dolore ammaestra”. Nell’insegnamento avviene la trasfigurazione del dolore e la presa di coscienza della sua possibile metamorfosi in una rinascita. Il tema estremamente lineare, proposto inizialmente dal pianoforte, viene sottoposto a una serie di variazioni che non tradiscono mai il suo carattere lirico.

V - “…O süßes Lied” (per violino, viola, violoncello e pianoforte), è ispirato al bellissimo Liebes-Lied di Rainer Maria Rilke (1875-1926) tratto dalla raccolta Neue Gedichte. Il titolo di questo quartetto corrisponde all’ultimo verso della poesia di Rilke:

Liebes-Lied
Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Canto d’amore

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla, oltre te, ad altre cose?
Ah, potessi nasconderla in un angolo
Perduto nella tenebra, un estraneo
rifugio silenzioso che non seguiti
a vibrare se vibri il ruo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me, insieme ci prende come un arco
che da due corde un suono solo rende.
Su qual strumento siamo tesi, e quale
violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Anche in questo caso, come in Pathèmata mathèmata e quasi come sua diretta filiazione, un tema semplice e intimo, esposto dal violoncello, viene sottoposto a una serie di variazioni. La prima di queste è l’inversione intervallare proposta a battuta nove dal violino. Quasi due princìpi complementari: maschile e femminile.

I cinque brani, pur essendo indipendenti ed eseguibili separatamente, sono da considerarsi come i tasselli di un unico mosaico espressivo, una sorta di piccolo diario esistenziale.

(Novembre 2006)

Alberto Colla

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